Sogno

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La falce della luna crescente era arrivata a toccare le onde. Ne raccoglieva la schiuma e pesci laboriosi e segretamente di lei innamorati, sistemavano la bianca spuma sull’arco di quel sorriso stampato nel cielo. Era tempo di pulire la parte nascosta e buia della luna e prepararla allo splendore, alla chiarezza delle promesse sepolte e dei sogni irrealizzati. Un pesce più grande di tutti lo prese sul dorso e guizzando tra le onde spumose, arrivò lì dove il buio non giungeva e tutto era bianco. Anche il pesce più grosso di tutti si mise al lavoro, mentre il giovane uomo, seduto sul bordo lunare, guardava il mare che, ceduta la schiuma alla luna, cominciava a riflettere una luce sempre più sfolgorante. Tra i raggi di quella luce riflessa, qualcuno cercava il suo sguardo. – Non è tempo! Devi tornare!- La leggerezza che lo aveva portato lassù si colmava di quel buio che aveva alle spalle. Cominciò a diventare pesante e scivolò da quel bianco lunare. Con un tuffo si trovò tra le onde e seguitò a lottare. 

C’era una volta…Barilla Spot

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L’eleganza di Giorgio Albertazzi e la pastina glutinata Barilla. Era il 1959 e la televisione era una cosa seria, pulita e raffinata.  Quel miracolo di voci e immagini in bianco e nero si curava di parlare con gentilezza e garbo, offrendo la gioia di sentirsi coccolati e apprezzati. C’era una volta la televisione che si guardava tutti insieme che non offendeva con frasi sconce e parole volgari, ma al contrario pretendeva di cogliere sempre l’occasione di offrire un brano, una poesia, un commento a un testo che la gente comune forse non conosceva e ne assaporava così la bellezza.

Discorso all’umanità

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Vorrei aiutare tutti…Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre…

In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca…

L’avidità ha avvelenato i nostri cuori…

Abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi…

Milioni di uomini, donne e bambini disperati sono vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.

Ricordate! Nel vangelo di Luca è scritto: il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo. Non di un solo uomo, di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini…

Voi, il popolo avete la forza di fare della vita una splendida avventura…

Combattiamo per un mondo nuovo, che sia migliore, che dia a tutti gli uomini un lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi sicurezza. Promettendoci queste cose dei bruti sono andati al potere. Mentivano!

Combattiamo per un mondo ragionevole in cui la scienza e il progresso diano a tutti il benessere!

Charlie Chaplin, Discorso all’umanità, 1940

2017, dobbiamo ancora imparare.

Lascia un libro, prendi un libro

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Qualche anno fa circolava un articolo curioso: un messaggio chiuso in una bottiglia viaggiò per ben 98 anni nei Mari del Nord e rimase impigliata nelle reti di un pescatore che, suo malgrado, divenne il destinatario di un messaggio che non aveva assolutamente nulla di romantico. Il messaggio, oltre a spiegare il motivo del viaggio della bottiglia, indicava anche le istruzioni a cui l’ignaro ricevente doveva attenersi. Lo scopo era scientifico: determinare le direzioni delle correnti profonde del Mare del Nord. Le indicazioni  erano divulgative: chiunque avesse ricevuto il messaggio, avrebbe dovuto compilarlo e spedirlo al mittente. Questa sorta di Bookcrossing ha radici molto più antiche, seppure sempre di natura scientifica. Intorno al 310 a.C., il filosofo greco Teofrasto, seguace e successore di Aristotele nella conduzione della scuola di Atene, lanciò in mare una bottiglia con un messaggio per provare che il Mar Mediterraneo era formato dall’afflusso delle acque dell’ Oceano Atlantico.

Bookcrossing, letteralmente passaggio, attraversamento di libri liberi di essere letti, consultati e poi “abbandonati” perchè qualcun’altro, a sua volta, li legga, li consulti e li “abbandoni”. Proprio al Bookcrossing si ispira la Little free library, letteralmente, piccola libreria libera. A Salina, isola verde dell’arcipelago delle Eolie, attraversata da miti, leggende, storia e bellezza esiste una Little free library.  Sull’isola, la cura della magia di un libro è nelle mani di chi ama profondamente la sua terra e lavora perché la lettura abbia un ruolo importante nella crescita dei bambini e nella valorizzazione di un luogo che è riuscito a creare, nei secoli, ponti culturali e commerciali di grande rilievo. Da qualche anno, oltre alle Biblioteche dove instancabilmente si organizzano incontri, mostre fotografiche e pittoriche, il coinvolgimento alla lettura è affidato anche a una Little free library: una piccola casetta dove liberamente si possono prendere dei libri e poterne lasciare altri, in uno scambio gradevole, discreto e amichevole, seguendo il motto

Lascia un libro, prendi un libro

Sembra un gioco. La casetta dei libri si trova a Santa Marina, proprio di fronte l’ex biglietteria degli aliscafi; vicino la grande piazza che si affaccia al mare e guarda Lipari, Panarea e Stromboli; vicino il porto dove arrivano navi, traghetti e aliscafi. C’è un sedile in muratura, un bisuolo, vicino la piccola casa che di mattina è illuminato dal sole e il pomeriggio accoglie l’ombra di un grande albero e di alcune piante che ornano la magica abitazione: un’arnia di storie, favole e racconti. La Little free library #26567 è stata posizionata il 21 agosto di quattro anni fa, durante la “Notte della Cultura” organizzata ogni anno, sempre in quella data, dal comune eoliano. Nata per iniziativa dell’Assessore alla Cultura del Comune di Santa Marina, dott. Linda Sidoti, la piccola libreria è stata sostenuta anche da volontari che, con il loro sostegno, hanno reso possibile il progetto di una comunità di lettori locali e non, educati al rispetto e alla cura di un testo.

Chi non ricorda come me le letture del tempo delle vacanze, che nascondevamo in tutte quelle ore del giorno tanto serene e tanto inviolabili da poterle accogliere?

Marcel Proust, Sulla Lettura, OSCARMONDADORIMilano, 2011, pag.3

Ringrazio l’ Assessore Linda Sidoti per la sua disponibilità.

Uno che si accontenta è un uomo felice

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Di cosa abbiamo veramente bisogno?

L’economia dovrebbe essere fatta per le esigenze dell’uomo…

Cosa insegniamo a un ragazzino? Invece di crescere con la gioia di scoprire le meraviglie della vita, le sue regole, la prima cosa che gli insegniamo è di essere concorrente del suo vicino, di farlo fuori per essere il primo della classe. E così è tutto.

Quadretti di vita

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Quando ero una giovane mamma, mestiere che svolgevo a tempo pieno, la mia vita trascorreva per lo più in auto per raggiungere scuole, piscine, parchi, centro cittadino quindi piazze e strade, il mare e la montagna. Mi rendo conto, oggi, che essere mamma coincideva con la frenesia di conoscere, insieme alle mie figlie che crescevano, un mondo che altrimenti non si sarebbe svelato senza la libertà che quel “mestiere” mi permetteva. Quando poi mi “toccava” andarle a prendere a scuola, la mia curiosità, munita di raggi laser ad ampio spettro, si lanciava dritta sulla gente che proprio a quell’ora affollava la piazza che ospitava non solo il liceo ma anche un ospedale ostetrico e la facoltà di lettere e filosofia, oltre alle antiche case di una Catania da cartolina vintage. Arrivavo con un buon margine di anticipo e cominciavo a osservare quell’arnia di vite che ai piedi del vulcano si incrociavano, si scontravano e si ignoravano, e andavano dritti per la loro strada, lungo il loro da fare: studenti, informatori scientifici, medici, vigili urbani, infermieri, abitanti della piazza.

La curiosità non si prende cura di vedere per comprendere ciò che vede, per «essere-per» esso, ma si prende cura solamente di vedere…La curiosità non ha nulla a che fare con la considerazione dell’ente piena di meraviglia…non la interessa lo stupore davanti  a ciò che non si comprende…

Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi, Milano, 1976, pag. 217

Stavo lì. A vedere, senza prendermi cura di niente, senza stupirmi di niente. Senza pretendere di approfondire cosa mi stava attraversando la mente: semplici quadretti di vita.

Interessanti i neo-papà: arrivavano da soli, posteggiavano la loro auto e, imbracciati baby pulman e borsa “neonatale”, si dirigevano frettolosamente verso l’ospedale. Il ritorno in macchina era da super eroe: sedia sdraio sotto un braccio, baby pulman in una mano, borsa a tracollo stracolma e  lui, con il suo bel malloppo da portare, si metteva a capo di una mini processione seguito da lei, la moglie, che avanzava con una mano sotto il ventre e un’aria stanca e l’altra, la suocera, con in braccio il risultato di quella confusione.

Una signora percorreva spesso a quell’ora il marciapiede lungo la piazza. Con passo elegante e ovattato avanzava con i suoi vestiti scuri e modesti, ma sempre in ordine. Alta, magra, capelli scuri e ondulati mostrava sul viso un sorriso velato da una certa tristezza, come di chi si è rassegnato a un destino che l’ha portata lontano dai suoi sogni e dignitosamente abbracciava la sua vita con la cura che meritava ogni cosa che la circondava. Quanto era diversa questa signora dall’impiegata della posta, dal viso simile a un maialino che si trovava in un recinto vicino casa dove ho trascorso l’infanzia. Assalita da migliaia di tic nervosi, l’impiegata strizzava gli occhi a intermittenza: prima uno e poi l’altro, e poi insieme come le lampadine di un albero di natale. Alzava nervosamente il labbro superiore, mentre le sue spalle scattavano come molle nel momento in cui si lanciava ad articolare qualche parola che stentava a uscire, incatenata da una lingua che occupava troppo spazio. E il rosa! Il colore rosa! Quanto le doveva piacere! Usava cipria e rossetto rosa, spesso sbavato; e orecchini con perline rosa; e fermaglietti rosa trattenevano i capelli gialli e arricciati. Rosa, un colore su un viso che non si rassegnava alla fuga di una primavera, allo sfiorire della sua giovinezza.

Sentivo poi il suono della campanella. I ragazzi cominciavano ad affollare la piazza per raggiungere annoiati le auto, gli autobus o si avviavano a piedi verso casa. Le mie figlie mi raggiungevano e insieme a loro portavo con me dei quadretti di vita dipinti ai piedi del vulcano, nascosti da qualche parte nella mia mente.

Etta e la luna

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Quando ambedue i figli di Latona,

coperti del Montone e della Libra,

fanno dell’orizzonte insieme zona,

quant’è dal punto che ‘l cenìt i ‘nlibra

infin che l’uno e l’altro da quel cinto,

cambiando l’emisperio, si dilibra….……..

Era una sera d’estate, di quelle che ti fanno sentire addosso la fatica di un caldo appena mitigato da un timido venticello. Il sole si era sbizzarrito, aveva spruzzato colori alla rinfusa e pian piano spariva all’orizzonte. Ci si attardava volentieri fuori, sul balcone, e sdraiata su una delle poltrone disposte ordinatamente su quel loggione rivolto verso il sipario sempre aperto dello spettacolo del cielo, Etta godeva di quell’attimo magico che era la sera. A farle compagnia dei grandi boccioli che aspettavano di consegnarsi alla luce bianca della luna. Anche quella sera, come spesso ormai le accadeva, si sorprendeva a fare discorsi che immaginava potessero trasmettersi da cuore a cuore, come se potesse esistere una comunicazione che viaggiasse silenziosa e arrivasse lì dove doveva arrivare. Prese un foglio e cominciò a disegnare qualcosa: una casa, il mare, i pesci. Il suo tempo era diventato così, come quel foglio: disponibile. Ci si potevano scrivere delle parole. Qualcuno tentava di scriverne troppe e fare un enorme scarabocchio. Ne fece una barchetta e su un fianco scrisse lei qualcosa

Sii libera di ascoltare il tuo cuore

e avrai vinto

Si imbarcò su un sogno e cominciò a navigare fino a raggiungere la luna. Si sollevo’ lentamente, attraverso’ nuvole e spruzzi di vento. Il sole scivolava dietro l’orizzonte e quei fiori sul balcone seguivano il susseguirsi dei momenti, dei colori, della storia che ogni giorno si rinnova: petali, come raggi dipinti del colore caldo del sole, illuminavano altri petali bianchi, candidi come la luna brillante tra le stelle e tra essi stami e pistilli frementi di vita. Arrivo’ sulla luna Etta, con la sua barchetta di carta e navigo’in un mare in tempesta dove alta si alzava la polvere della sua tristezza. Navigo’, resistette alle intemperie, mentre la barchetta faceva un pieno di tenerezza per portarla nel punto della luna dove qualcuno aveva nascosto la pace del suo cuore. Passarono  i giorni e man mano da lassu’ vedeva I suoi fiori piegarsi e desiderare di morire: anche un petalo bianco era partito per raggiungere la luna e chiedere di raccogliere un granello di roccia lunare per salvare e dare vita perenne al sogno di un fiore. Ma non c’ era piu’ tempo: il sole torno’ a riprendersi il cielo e la luna nascose per sempre I sogni del tempo passato.

Il giorno sorprese Etta riversa sul foglio bianco come un astro brillante, come l’idea di poter navigare cullata dai sogni della sua vita. Accanto giaceva un fiore appassito che aveva concluso la sua storia d’ amore con la luna splendente.

 

¹Quando il sole e la luna, figli di Latona, / essendo uno nel segno dell’Ariete, l’altra in quello della Libra /si trovano sulla linea dell’orizzonte in due punti opposti del cielo/ e si trovano in perfetto equilibrio rispetto allo zenit( ‘l cenìt i’nlibra),/ si sciolgono da quella cintura/ cambiando emisfero, l’uno tramontando e l’altra sorgendo. Dante, Divina Commedia, Paradiso, cantoXXIX, versi 1-6 

La luna

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Stupore. Bellezza. Leggerezza.

Però, lasciando il resto, vi rispondo, quanto alla piastra dorata, che quando ella sia piana e non molto grande, potrà apparir da lontano tutta risplendente, mentre sia ferita da un lume gagliardo, ma però si vedrà tale quando l’occhio sia in una linea determinata, cioè in quella de i raggi riflessi; e vedrassi più fiammeggiante che se fusse, verbigrazia, d’argento, mediante l’esser colorata ed atta, per la somma densità del metallo, a ricevere brunimento perfettissimo…

Galileo Galilei, DIALOGO DEI MASSIMI SISTEMI-GIORNATA PRIMA

Filastrocche per tutti i gusti

amareilmare

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A ruota libera

Una cosa non mi va neanche un po’:

i discorsi possono andare

a ruota libera,

ma le auto a parola libera no!

Se potessero, il mondo sarebbe

meno brutto:

meno inquinamento, meno benzina

e soprattutto

tante  parole libere in giro ogni mattina.

Vito Consoli. Prima di tutto un amico: dei bambini, degli animali, delle piante, dei pesci che popolano il mare. Un amico mio, di mio marito e delle mie figlie.

Sotto a chi tocca

Sapete come si scrive una filastrocca?

Innanzitutto serve qualcosa da dire;

con la penna, però, non con la bocca.

Ma non basta; serve ritmo nel discorso:

una filastrocca va giù tutta in un sorso.

Può starci bene pure qualche rima.

Magari di un rigo con quello di prima.

Ecco, come si scrive una filastrocca.

Questa è la mia; ora sotto a chi tocca!

E siccome son curiosa,

colgo al volo l’occasione.

Vito…

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