Harry

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“Tutto può accadere nei sogni, anche di vedere un albero in mezzo al mare che ha radici negli abissi e rami persi tra le nuvole. Con foglie larghe come quelle di un banano, ma non è un banano. E foglie piccole come quelle di un ulivo, ma non è un ulivo. Un albero. In mezzo al mare. ” Paolina Campo, ‘NTO SCURARI, A&B editrice, 2018

Blu

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“A fine giornata, Oceano lo andò a trovare e gli mostrò come tra impetuose onde aveva conservato i pianti e le gioie della sua gente. E intanto a Salina i giorni trascorrevano e quando fu tempo di salire ancora sulla nave, guardò la sua isola scivolare lontano. ” Paolina Campo, A FINE GIORNATA, A&B editrice, 2015

Le stelle

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“A fine giornata, ci sedevamo tutti su poltrone reclinabili disposte in fila sul terrazzo, a guardare il cielo. Si spegnevano le luci a neon che illuminavano anche il giardino e in silenzio si osservavano le stelle. In silenzio. Fino a quando, spinti forse dalla necessità di ascoltarsi, comincia amo a leggere ad alta voce quel cielo stellato. “. Paolina Campo, A FINE GIORNATA, A&B editrice, 2015

Il mare, la montagna

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” Avevo la fissazione delle avventure fantastiche e amavo percorrere i sentieri che salivano su per la montagna. Mi entusiasmavano i grossi ragni che tessevano fitte ragnatele tra i rami di un arbusto, la vegetazione sempre più fitta e diversa man mano che salivo e la sensazione meravigliosa di rimanere seduta in mezzo a tutto quel verde e guadare il mare. ” Paolina Campo, ERA LA MIA CASA, A&B editrice, 2005

Arriverà la notte

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Arriverà la notte

e porterà via i colori, le emozioni, lo stupore.

Cercherà la luna per dedicarle il silenzio

di promesse mancate, di attese infinite.

Avvolgerà nell’ oblio le certezze

di ombre che non hanno avuto il coraggio

di guardare il sole

e si dissolveranno come fumo,

quando il fuoco del giorno si sarà spento.

Aprirà le porte ai fantasmi

che invocheranno la memoria

e attraverseranno i labirinti di anime inquiete

che il sonno non riesce a incatenare.

Arriverà la notte

per piegarci al destino di amare la vita,

anche quando voleremo lontano.

 

e=bellezza

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Alice-1000-1

La curiosità è figlia di quella voglia incontrollabile di aprire tutte le porte, qualsiasi tipo di porte, anche se si tratti di vedere cosa c’è dietro un numero, una lettera, una parola; per scoprire cosa c’è oltre quello che leggiamo, oltre quello che cerchiamo di interpretare nel mondo delle cose che vediamo e ci vengono incontro. Alice, nel paese delle meraviglie, da’ ampio sfogo alla sua curiosità inseguendo il coniglio bianco e diventando ora più alta ora più bassa come a descrivere un massimo o un minimo di una funzione matematica.

Quando alle elementari, da studenti in erba, ci si imbatte nell’analisi grammaticale, una delle analisi più semplici riguarda la vocale “e”: e=congiunzione. Congiunzione di cosa? Tra che cosa? Una parola e un’altra; tra una parola e tante altre; tra proposizioni. Sembra che la “e” abbia in sé qualcosa di infinito: e questo e quest’altro e mille altre ancora, in una sommatoria di elementi che si susseguono come una catenella all’uncinetto dove ogni slancio dell’ indice di una mano corrisponde a una “e” congiunzione. Lo sa bene Alice, esploratrice di un mondo dove la mente, curiosa, intreccia la trama di eventi razionali e irrazionali come insiemi di numeri così diversi eppure così complici nel dipanare la matassa di storie complesse e affascinanti.

e=2,71828182845904523…. Che numero strano! Sembra tutto regolare, “razionale”, almeno fino alla nona cifra decimale dove viene ripetuta la sequenza 1828 per ben due volte. Poi tutto si stravolge, diventa “irrazionale”, impazzito come il Cappellaio Matto che festeggia il suo non-compleanno, per rompere gli schemi e poter festeggiare in qualsiasi giorno dell’anno. Questo numero matto “e” si chiama numero di Nepero e lo troviamo nella formula di Eulero che viene definita il gioiello della matematica:

E’ una formula che certamente ho incontrato durante gli anni del liceo, ma da ragazzi le cose si vedono in maniera diversa: leggere lo stesso libro in periodi diversi della propria vita, suscita emozioni e considerazioni sempre nuove per cui lo stupore è assicurato. Ho rivisto la formula grazie ad un amico che di matematica se ne intende davvero: ” dentro questa formula c’è tutto, c’è tutta la bellezza della matematica”.

Non sono una “matematica” ma dei numeri subisco il fascino e la magia che fu propria dei pitagorici: sviluppo del pensiero, interpretazione dei misteri e della bellezza della mente e del mondo, la musica e l’ordine delle cose. Un atteggiamento po’ visionario quello di Pitagora, a cui sarà rivolto uno sguardo sempre più scientifico nei secoli a seguire grazie a Galileo, Newton, Russell e molti altri.

Il numero e è un numero trascendente: fantastica questa parola, già si vola! E’ trascendente nel senso che non si può esprimere con una frazione o con un numero decimale periodico dove le cifre dopo la virgola si ripetono sempre uguali, ma è il risultato del logaritmo di un numero n che tende all’infinito. Fu John Napier, in italiano Giovanni Nepiero (1550-1617) che studiò e sviluppò l’uso dei logaritmi per semplificare i calcoli di moltiplicazione e arrivò al numero e che prese appunto il suo nome.

Nella formula di Eulero e è elevato a iπ.

Apriamo la porta della i: essa è un’unità immaginaria che per definizione è uguale a √-1. Da dove arriva questa radice? Se si considera l’equazione di secondo grado x²+1=0 si capisce che non può avere soluzioni perché la radice quadrata di un numero negativo non esiste, almeno tra l’insieme dei numeri razionali: x²= -1 ⇒ x=√-1. Non esiste che un cagnolino spazzi via il percorso che sta seguendo Alice, lasciandone solo il pezzetto dove si trova la ragazzina in quel momento e poi, prima e dopo di lei, non c’è più nulla! Sarà quella l’unità immaginaria da cui ripartire e il cui quadrato è uguale a -1?

Apriamo la porta di π: disegniamo un quadrato che copra la stessa area di un cerchio. Certo, subito! Qual’è il problema? Il problema è che è un’ operazione difficile perché il rapporto tra l’area del quadrato e l’area del cerchio è sempre un rapporto approssimato, come il rapporto tra la circonferenza e il suo diametro. Tale rapporto è espresso da π=3,14…. , numero enigmatico che ha impegnato agrimensori, ingegneri e matematici di tutti i tempi che hanno aggiunto sempre più cifre dopo la virgola per riuscire a soddisfare quell’esigenza di esaustione, di completezza di un rapporto su cui si impegnarono le menti più eccelse del periodo aureo del pensiero greco. Enigmatico all’infinito, come il rapporto tra Alice e lo stregatto che aggiunge informazioni a quello che ha già detto per poi dissolversi, lasciando l’amica in dubbi sempre più profondi che la spingono a muoversi, a scoprire.

Poi c’è 1: elemento neutro rispetto alla moltiplicazione tanto che qualsiasi numero moltiplicato per 1 rimane uguale a sé stesso. Rappresentato dal punto (luogo geometrico dove tutto ha inizio e tutto finisce), e elemento parimpari per i Pitagorici (aggiunto a un numero pari, questo diventa dispari; aggiunto a un numero dispari, questo diventa pari), rappresenta l’ Unità a cui tutto si rivolge e da cui tutto proviene, secondo Parmenide e il pensiero monoteista; è l’inizio di una serie, la serie di Fibonacci, che parte dalla curiosità di volere studiare l’evolversi di una popolazione di conigli: conigli bianchi?

Apriamo la porta dello 0: elemento neutro rispetto all’addizione, nel senso che sommato a un numero qualsiasi quest’ultimo resta invariato, entrò tardi a far parte del linguaggio matematico. Gli antichi greci lo interpretavano come assenza di numero e non possedendo un valore numerico, rappresentava lo spazio vuoto: un vero dramma per i greci! Lo 0 assurgerà al ruolo di numero grazie ai matematici indiani e, grazie agli arabi arriverà in occidente intorno al IX secolo d.C.

Dentro quella formula c’è davvero tutto. C’è la matematica, la storia, la filosofia. C’è il pensiero di mercanti che sviluppano teorie matematiche per velocizzare i calcoli dei loro affari; ci sono agrimensori che tracciano linee geometriche adatte a dividere i terreni da coltivare; c’è l’intreccio tra il reale, il concreto e il trascendente, l’infinito, l’irraggiungibile e pur tanto agognato fine a cui tutto sembra tendere. C’è la bellezza tra sogno e realtà uniti dal simbolo dell’addizione che ha un solo risultato, 0 come incontro delle coordinate della grande opera che è la vita.

Maggio dei libri

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invito nto

Maggio è il mese dedicato alla Madonna. E’ il mese delle rose, dei tramonti rosati e delle albe fresche e romantiche. Maggio è anche il mese dei libri.

Il Palazzo della cultura è conosciuto a Catania anche come Palazzo Platamone dal nome della ricca famiglia che, nel XV secolo, affidò la costruzione dell’imponente struttura ai migliori architetti del tempo. Edificato vicino la marina, per potere controllare meglio gli importanti affari commerciali della famiglia, il Palazzo, dopo il terremoto del 1693, venne donato ai religiosi del monastero di San Placido.  Oggi è proprietà del Comune di Catania ed è sede di importanti eventi culturali, mostre e concerti. Quest’anno, in occasione del MAGGIO DEI LIBRI 2019, evento culturale e letterario organizzato  a partire dalla GIORNATA MONDIALE DEI LIBRI, che si è svolta il 23 aprile scorso, in una delle sale del Palazzo ho avuto il piacere e l’onore di presentare il mio ultimo libro,  ‘NTO SCURARI.  Pubblicato alla fine dello scorso anno da A&B del GRUPPO EDITORIALE BONANNO, ‘NTO SCURARI continua a seguire quel  percorso nostalgico, e a tratti malinconico, che tende a una tenerezza affettuosa verso quel bagaglio di ricordi e tradizioni che reclamano il loro ruolo di maestri di vita.

Pag.5

‘NTO, NEL DIALETTO SICILIANO, TRADUCE LA PREPOSIZIONE ARTICOLATA NEL: ‘NTO PUZZU-NEL POZZO; ‘NTO LETTU-NEL LETTO, INDICANDO QUALCOSA CHE È DENTRO QUALCOS’ALTRO. QUANDO ‘NTO PRECEDE UN VERBO, ASSUME IL SIGNIFICATO DI MENTRE, AVVERBIO TEMPORALE, PER ESPRIMERE UNA PROPOSIZIONE TEMPORALE: ‘NTO LAVARI-MENTRE LAVO, ‘NTO CANTARI-MENTRE CANTO. ‘NTO SCURARI-MENTRE STA PER ARRIVARE LA SERA, ALL’IMBRUNIRE, QUANDO IL SOLE È GIÀ SCESO DIETRO L’ORIZZONTE, LE NUVOLE SI FANNO BELLE PER ACCOGLIERE LA LUNA, E L’ANIMO, COME UNA CASETTA DAGLI OCCHI DI CIELO, SI IMMERGE ‘NTO SILENZIO DELLA SERA E LIBERA PENSIERI, SOGNI, RICORDI FATTI DI PAROLE, FRASI, IMMAGINI.  CI SI TROVA IMMERSI  IN UN MOMENTO DELLA GIORNATA, MENTRE QUESTO MOMENTO AVVIENE…

Ci si trova immersi in un mare di parole che svelano pensieri, che giocano a costruire immagini, storie…sogni. Questo è ‘NTO SCURARI: un navigare tra le parole di una donna che ricorda e si emoziona. Sono nata a Palermo, sono cresciuta a Salina, ho trascorso la mia adolescenza e gli anni dell’università a Palermo e da più di trenta anni vivo a Catania con la mia famiglia. Di parole ne ho viste viaggiare tante legate ai diversi idiomi della nostra isola e le ho praticate tutte, con grande curiosità. Le parole sono un poco come la porta della storia, delle tradizioni, del modo di fare della gente che nei secoli si è incontrata e ha imparato a vivere insieme. Apri una parola e ci trovi i greci, i normanni, gli arabi e prima ancora i siculi e i sicani.

Pag.53

CUSCIUTA, ERA CUSCIUTA. SÌ, UNA VOLTA. LE PIACEVA CUSCIULIARI, IMBARCARSI SULLE SUE COSCE E ANDARE IN GIRO AD ASCOLTARE VOCI CHE AVEVANO SEMPRE TANTO DA RACCONTARE.

Cusciuta, nel dialetto palermitano indica chi va spesso in giro per le strade. A Catania si dice Strataria. Cusciulera è il termine usato nell’agrigentino per dire la stessa cosa. Cusciuliari ne è il verbo.

Immagini, parole, fantasia.

Cos’è la fantasia? E’ qualcosa dove ci piove dentro, come spiegava Calvino nelle Lezioni americane, nella sezione dedicata alla Visibilità, riprendendo un verso di Dante tratto dal XVII canto del Purgatorio: – O imaginativa…chi muove te, se il senso non ti muove?-

E la fantasia, l’immaginazione si muove attraverso le parole, le immagini. Come quelle che mi ha regalato Harry, giovane inglese che è piovuto dentro la mia fantasia e ho immaginato su una nave alla volta di Vulcano, nelle isole Eolie. E poi c’è Fedicei, nome strano che è piovuto sempre nella mia fantasia componendosi di cielo e felicità per raccontare i movimenti di gente, contadini, pescatori che arrivavano a Salina, isola verde dell’arcipelago eoliano, partendo dalle altre isole minori o dalle vicine coste siciliane, attirati dalla pescosità di quel mare e dalla ricchezza che aveva portato la coltivazione della malvasia fino a quando non arrivò la fillossera e l’emigrazione si spostò verso l’Australia e l’America.

Cavuru, cavuru è! E’ caldo, caldo. Cosa? Lo sfincione palermitano, una specie di pizza soffice coperta da tanta cipolla, salsa di pomodoro e formaggio. Un profumo pazzesco che attraversava i mercati di Ballarò e della Vucciria. Con la parola sfincione a Catania si indica una crispella di riso cosparsa di zucchero, una vera delizia.

Poi c’è Milurè, che cantava anche quando durante la guerra si pativa la fame; Venera che decide di mettersi in proprio e vende i pesci che lei stessa pesca; Etta, che sogna un viaggio sulla luna. E il cavaliere Alfredo Alonso che sogna di far nascere a Catania una grande casa cinematografica, l’Etna Film.

Aiu un cappidduzzu, tantu sapuritu! Quannu mi l’aia mettiri? Quannu mi fazzu zitu!

Ho un cappellino tanto carino! Quando lo devo mettere? Quando mi fidanzo!

Un semplice cappellino, carino, con un significato importante, una promessa per la vita, un fidanzamento.

CU NASCI TUNNU ‘UN PO’ MORIRI QUATRATU

(CHI NASCE TONDO NON PUO’ MORIRE QUADRATO)

TUNNU, cioè tondo. QUATRATU, quadrato. E’ tondo il sole, la luna, la terra, i pianeti e le stelle. Quadrato è un campo che i contadini coltivano, la faccia di un cubo, un tavolo da cucina, una cornice, una foto. TUNNU può essere un uomo che ama fantasticare, che sfugge alle regole pratiche della vita, quindi difficile da capire, ma anche un semplicione. QUATRATU, uno che ama misurare, tracciare progetti, costruire case o capanne, quindi affidabile, impostato secondo i criteri della vita pratica, inquadrato, con i piedi per terra.

CCHIU’ SCURU DI MEZZANOTTI NON PO’ FARI

(PIU’ BUIO DI MEZZANOTTE NON PUO’ FARE)

La vita ci mette davanti a tante difficoltà, ma fino a quando saremo capaci di interpretare i passaggi della nostra vita saremo anche capaci di costruire speranza, luce mentre scura e agghiorna, mentre fa buio e poi fa giorno, in un susseguirsi di storie, di immagini, di quadretti di vita.

E’ importante riflettere sulle parole? Credo sia il solo modo per riuscire a guardarsi dentro e scoprire, come scriveva Fernando Pessoa, poeta portoghese del secolo scorso, che…

Non sono niente, non sarò mai niente, non posso volere d’essere niente. A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.-

Fernando Pessoa,  LA TABACCHERIA, 1928

Grazie e… buon scurari!

Il Nubitreno

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Erano arrivati di buon’ora alla Stazione Levante per salire sul treno che li avrebbe portati alla loro destinazione, Destinazione Certezza. Alcuni, i più anziani, si sedettero sulle panchine disposte lungo il marciapiedi della ferrovia; altri stavano in piedi a guardare un punto indefinito nel cielo; altri ancora chiacchieravano animosamente, guardando impazienti l’orologio della stazione. Portavano tutti un grosso bagaglio da trasportare e vuotare una volta raggiunta Destinazione Certezza.

Non c’erano bambini tra i viaggiatori.

Il Nubitreno, questo il nome del convoglio ferroviario, tardava ad arrivare e da un altoparlante uscì fuori una voce:

-Si avvisano i viaggiatori che il treno in arrivo sul binario 0, diretto a Destinazione Certezza, ha un notevole ritardo.-

Notevole ritardo? In che senso? Arriverà? Non arriverà? Quando?

Ci fu uno scompiglio generale: chi sbuffava a destra, chi imprecava a sinistra. Poi, però, tutti pensavano di non avere scelta: dovevano aspettare alla stazione l’arrivo del treno con il loro bagaglio ingombrante, così un gruppetto di viaggiatori si unirono per giocare a carte, mentre altri andavano avanti e indietro lungo il marciapiedi che costeggiava l’unico binario della Stazione Levante.

Passò un’ora…ne passarono due…

-Comunicazione importante! Una nostra navetta, Ostrobus, è a disposizione dei viaggiatori per raggiungere Stazione Levante Nord, dove Nubitreno è in arrivo. Ci scusiamo per il disagio, ma il binario 0 non è per il momento percorribile.-

La voce, che voleva essere rassicurante sull’arrivo “certo” di Nubitreno, gettò nello sconforto la piccola comunità: sarebbero mai arrivati a prendere quel treno? Avrebbero potuto finalmente mettere ordine al contenuto dei loro grossi bagagli?

Ostrobus caricò tutti e da sud si spinse verso nord. Giunti alla nuova stazione ferroviaria, attesero ancora un’ ora, stanchi e avviliti.

-Avviso ai viaggiatori! Il Nubitreno in arrivo al binario ∞ , in seguito ad una inversione di marcia, è rimasto fulminato da un raggio di sole.-

Silenzio.

Attoniti, confusi e ormai privi di speranza cercarono di afferrare i loro bagagli che nel frattempo erano diventati evanescenti, perdendo man mano consistenza.

Non sempre quello che è certo è vero. I viaggiatori avevano costruito certezze su certezze, con la presunzione di sapere tutto del mondo, senza più stupirsi di nulla.

Non c’erano bambini tra i viaggiatori. Lo stupore dell’innocenza li aveva salvati da faticose certezze.