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Era dicembre e aveva nevicato copiosamente per due giorni. Zafferana s’era vestita di bianco e la sera si lasciava attraversare da un magico silenzio. L’Etna si svegliava al mattino con il suo candido mantello, puntellato qua e là da macchie scure di roccia vulcanica che facevano capolino per guardare il cielo. Qualche nuvola si adagiava in cima alla Muntagna, lasciandosi attraversare da sporadici sbuffi di fumo grigio che usciva a sorpresa dal cratere centrale. Era, pensava Cettina, come se un Brucaliffo si fosse accomodato sul bordo del cratere invece che su un fungo e, fumando il suo narghilè, lanciasse palle di fumo per invitare incaute visitatrici ad andarsene. Aveva letto il romanzo di Luis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie, e tra tutti i personaggi che l’avevano divertita, incuriosita e l’avevano fermata per riflettere su atteggiamenti e situazioni vere, riscontrabili nella vita di ogni giorno, tra il Bianconiglio, il Cappellaio Matto, lo Stregatto e altri, uno le era sembrato proprio particolare, il Brucaliffo, un bruco che si dava tante arie ma che mai sarebbe diventato farfalla. Guardando gli sbuffi grigi dell’Etna, Cettina lo immaginava lì, tra il fuoco e il fumo ad arrostire la sua vanità.