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“Ma quando il largo già tenean le navi,/e già non appariva terra alcuna/ma solo il cielo ovunque e ovunque mare,/torbido sopra il capo un nembo venne/di tenebre foriero e di tempesta,/e l’onda s’incupì d’alta minaccia.” Virgilio, ENEIDE ,Paravia, Torino, 1963, Libro terzo-vv. 285-290

LA POESIA DEL MARE

-Ascolta, ascolta la musica del mare. Onda dopo onda, nota dopo nota.

Senti le pulsazioni delle emozioni. Onda dopo onda, nota dopo nota.

Un adagio e poi, con impeto, esplode la passione. Onda dopo onda, nota dopo nota.

Hai presente Rosetta, hai presente il mare quando diventa di un blu intenso e i gabbiani galleggiano in superficie e i pesci piccoli guizzano allegri? Hai presente i raggi del sole che penetrano nei fondali formando un cono di luce il cui vertice poggia sull’ultimo strato di acqua dove è possibile arrivare, dove è possibile che la luce arrivi? Hai presente, Rosetta, la nostra vita?-

Si erano spente le voci della gente, gli schiamazzi dei bambini e ormai la luna aveva preso possesso del cielo e si specchiava bellissima sul mare. Rosetta e Luigi si attardavano su uno scoglio accarezzato dalle onde.

-C’è nel mare una poesia che raccoglie tutte le emozioni del mondo e anche di più. Sai Rosetta, io penso che ci sono cose che non potremo mai provare, che il mare tiene nascoste e noi possiamo solo immaginare, possiamo solo desiderare, anche se a volte non sappiamo di cosa sentiamo desiderio.  E’ qui, in mezzo al petto la consapevolezza di questo desiderio di cui non conosciamo la natura. E’ questo vuoto che non riusciamo mai a colmare.-

Lui parlava e la ragazza lo ascoltava come se quella voce arrivasse proprio dalla profondità del mare.

-Carusi, iti a dommiri, ca dumani si parti prestu!-

Il padre di Luigi li distolse da quel momento di pura poesia. Luigi si alzò e porse la sua mano a Rosetta. Si trovarono vicini, si guardarono sentendo il vuoto in mezzo al petto farsi sempre più profondo. Tenendosi per mano, raggiunsero le case.

Rosetta e Mimmo furono ospiti della signora Carmela, la nonna di Santo, un ragazzino che aveva perso i genitori inghiottiti dal mare, lì dove mostri marini attendono minacciosi le barche dei pescatori. Quella mattina erano partiti presto con la loro barca. Pensavano di fare in tempo a tornare, prima che il vento di maestrale soffiasse dallo stretto e desse forza alle correnti; prima che dalla profondità del mare si aprisse un vortice che, come un’enorme bocca, li divorasse. Ma la pesca era buona, le reti pesanti si avvolgevano lente e i mostri del mare dello Stretto si svegliarono troppo presto.

-Tira!! Sbrighiamoci!-

Le reti erano piene di pesci. Il mare generoso, la concitazione, la fretta e poi il vento, le onde. Alzarono all’improvviso lo sguardo, mollarono le reti e si videro avvolti da un enorme onda.   

Non tornarono più al borgo. Qualcuno raccontava che la notte si udivano le voci di due pescatori, un uomo e una donna, che chiedevano aiuto e poi si vedevano camminare piano verso il mare e leggeri si dissolvevano come due nuvole sfaldate dal vento. Santo era cresciuto con i nonni anziani, distrutti dal dolore. La sera, dopo aver cenato con loro, andava a sedersi su uno scoglio cercando i volti dei suoi genitori. Lui sapeva che erano lì, tra quelle onde, tra quel respiro eterno che lo avvolgeva. Vedeva sua madre e immaginava di accarezzarne il viso dai tratti bellissimi e una pelle liscia e profumata come sapone che sa di pulito. Nessuna ruga aveva mai segnato quel volto, e la voglia di vivere era scritta con lettere chiare in ogni angolo del suo sorriso. Era liscio e splendente quel viso, come lama di spada che sfida ogni male. La vedeva accanto al suo uomo, forte come una roccia, fiero come un guerriero. Il suo viso, il suo corpo parlavano di orgoglio, di determinazione e amore per la vita, per il suo lavoro, per la sua donna, per suo figlio che adesso raccoglieva il ricordo di tanta determinazione, di tanto amore per crescere e consegnare, ogni sera, davanti a quel mare, il dolore e la solitudine dei giorni trascorsi senza di loro.

Santo e Mimmo avevano la stessa età, entrambi soffrivano di una mancanza, di un vuoto, di una consapevolezza che la vita aveva consegnato loro un passato triste, un presente faticoso e  un futuro difficile da immaginare.

-Dove sono i tuoi genitori?-

-Io sono scappato di casa.-

Lo guardò, segnando un confine difficile da attraversare.

-E’ strana la vita. Tu fuggi e io aspetto inutilmente che qualcuno ritorni. Lì c’è il tuo letto. Per questa notte.-

Si addormentarono. Entrambi con il mare in tempesta nel cuore.