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Sono trascorsi giorni, ore a guardare fuori dalla finestra di casa con l’aria attonita, smarrita. Le strade, non si erano mai viste così larghe e pulite; il cielo, non ricordo di averlo mai notato così festoso di rondini libere di svolazzare. E’ primavera e siamo in casa mentre la natura si risveglia e ci invita ad ammirarla, finalmente. L’altra sera, uscita fuori in balcone, ho sentito un forte odore di glicine, si era fatto spazio tra l’aria tersa. Conosco quell’ odore, mi ha fatto compagnia in certi momenti della mia infanzia. Quando tutto finirà, mi mancherà non sentire l’odore del glicine che non potrà più venirmi a trovare la sera perché bloccato da quello cattivo dello scarico delle auto. Ecco, questa è una delle cose di cui vorrei liberarmi: l’auto, perché l’odore del glicine venga più spesso a trovarmi, perché il vento possa attraversarmi i capelli mentre cammino e perché possa incontrare più facce e meno faccine. Questa è un’altra cosa di cui vorrei liberarmi,  le faccine che hanno avuto la pretesa di sostituirsi a un abbraccio, un sorriso, una lacrima. Tutte le nostre emozioni consegnate a sbrigative  “faccine”, perché nessuno si accorga di quanto ognuno possa essere veramente divertito, triste, felice.