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https://youtu.be/aWu3UR-Vzlc

Mi votu e mi rivotu suspirannu,
passu li notti ‘nteri senza sonnu,
e li biddizzi tòi vaiu cuntimplannu,
li passu di la notti nzinu a gghiornu,
Pi tia non pozzu ora cchiu arripusari,
paci non havi chiù st’afflittu cori.
Lu sai quannu ca iu t’aju a lassari
Quannu la vita mia finisci e mori.

 

Mi giro e mi rigiro sospirando, / passo intere notti senza sonno, / e vado contemplando le tue bellezze, / le penso dalla notte fino a giorno, / per te non posso ora più riposare, / pace non ha più questo cuore afflitto, / Lo sai quando io ti devo lasciare / quando la mia vita finisce e muore.

Questo antico canto popolare siciliano, di cui non si conosce l’autore, è presente nel libro Canti popolari siciliani di Salomone Marino Salvatore del 1867 e nelle raccolte di Giuseppe Pitre’, medico palermitano vissuto tra l’Ottocento e il Novecento, amante e studioso delle tradizioni della sua terra.

Rosa Balistreri, cantante e autrice siciliana scomparsa nel 1990, diede un’interpretazione potente del canto. La voce, l’enfasi, il ritmo, il trasporto, la passione trascinano l’ascoltatore in una dimensione di amore totale, profondo. Rosa Balistreri, ebbe una vita travagliata, difficile che non la piegò ma anzi la rese forte e determinata. In un’intervista affermò di avere sentito quel canto  in carcere a Palermo e pensava che il detenuto che la intonava ne fosse l’autore.

Una donna, una voce: la forza di denunciare al mondo intero le ingiustizie, le prevaricazioni, ma anche le passioni forti di una terra calda come il cuore di un innamorato che arde e lotta per il suo amore fino alla morte.