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foto scattata mentre viaggiavo su un aereo da Catania a Bologna

-Cosa vedi da laggiù?-

-Ci  sono storie, uomini, emozioni. Ci sono voci che viaggiano su onde per raggiungere un mondo che vive attraverso l’ascolto, la conoscenza. Sei disposta ad ascoltare?-

-Non aspetto altro.-

-Stasera ti racconto la storia di Utopia e Immortalità.-

-Sono due parole che vogliono dire tanto e forse non dicono niente.-

-Le parole sono importanti e gli uomini lo sanno. Con esse descrivono idee o le forgiano come un fabbro che batte il ferro incandescente fino a ottenere un arnese UTILE. Ecco, Utopia e Immortalità sono stati i nomi forgiati, pensati anche per due navi coinvolte nel tragico fallimento di un’utopia, di un sogno.-

-Tutti abbiamo un’isola felice, un non-luogo nascosto da qualche parte nella mente popolata da ipotesi, idee che costruiamo per pensare di migliorare quello che non riusciamo ad accettare.-

-E’ proprio così.-

-Allora dimmi, racconta!-

-Dall’idea di disperati, dalle condizioni in cui si trovarono migliaia di famiglie che dovettero strapparsi dall’anima l’amore per la propria terra, pena la fame, si costruì il sogno dell’emigrazione. Avrebbero trovato lavoro, potevano avere una casa. Vivere con dignità. L’ AMERICA, terra lontana che non aspettava altro che il loro arrivo. Questo avevano sentito dai tanti Itodleo¹, gente che aveva viaggiato e raccontava, raccontava…-

-Non ti sento più. Pensi che possa non credere a quello che dici?-

-Utopia partì da Trieste, attraversò l’Adriatico. Raggiunse Messina, poi Palermo, poi Napoli, poi Genova, raccogliendo gli emigranti dell’intera penisola. A centinaia salirono su quella nave con valigie di cartone legate da lacci: uomini, donne, bambini per inseguire il sogno americano, sistemati in terza classe, ammassati in cameroni con centinaia di letti a castello. Era marzo e soffiava forte il vento. Si alzavano alte le onde e Utopia fendeva a fatica quell’acqua furente.-

-Si fermarono a Genova? Attesero che la tempesta passasse?-

-No. Il viaggio continuò. Si era appena all’inizio. C’era l’oceano da attraversare. Il comandante decise di fermarsi a Gibilterra, per rifornirsi di viveri e carbone. Così dissero. Ma una manovra azzardata spinse Utopia verso il rostro sottomarino di una corazzata inglese lì ormeggiata. Un enorme fendente aprì un fianco della nave che cominciò a imbarcare acqua e affondò.-

-Ma le scialuppe? I soccorsi?-

-Il mare agitato scaraventò sugli scogli i corpi di chi era riuscito ad uscire dalla nave, qualcuno si aggrappò alle scialuppe, altri rimasero ancorati a qualche trave divelta. Dalla corazzata Immortalità, partirono due scialuppe e due marinai coraggiosi si lanciarono verso le onde per soccorrere quei disperati. Annegarono insieme ad altri 500 e forse più.-

-Utopia, Immortalità. Sogno, desiderio di esserci per sempre. Non nel cuore di molti.-

-Se si potesse far piovere gioia e gratitudine per le cose  belle che si trovano in ogni angolo della Terra; se si potesse spingere il vento della pace e non quello della guerra; se si potesse credere che quello che dice il cuore è la cosa giusta e il lavoro, i sacrifici non andassero dispersi nel fuoco dell’indifferenza; se….. Nessuno scapperebbe mai dal suo paese. Se…basta! E’ solo un’utopia! Non senti? Il mondo fa ancora sentire il suo grido di dolore.-

 

¹Nel romanzo di Thomas More UTOPIA, pubblicato nel 1516, Raffaele Itodleo è un personaggio immaginario che, tornato da uno dei suoi viaggi, racconta di un’isola felice, Utopia appunto.
Per saperne di più:
http://www.popolis.it/il-naufragio-dell’utopia/
http://www.lettereabbruzzesi.org