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Quando ambedue i figli di Latona,

coperti del Montone e della Libra,

fanno dell’orizzonte insieme zona,

quant’è dal punto che ‘l cenìt i ‘nlibra

infin che l’uno e l’altro da quel cinto,

cambiando l’emisperio, si dilibra….……..

Era una sera d’estate, di quelle che ti fanno sentire addosso la fatica di un caldo appena mitigato da un timido venticello. Il sole si era sbizzarrito, aveva spruzzato colori alla rinfusa e pian piano spariva all’orizzonte. Ci si attardava volentieri fuori, sul balcone, e sdraiata su una delle poltrone disposte ordinatamente su quel loggione rivolto verso il sipario sempre aperto dello spettacolo del cielo, Etta godeva di quell’attimo magico che era la sera. A farle compagnia dei grandi boccioli che aspettavano di consegnarsi alla luce bianca della luna. Anche quella sera, come spesso ormai le accadeva, si sorprendeva a fare discorsi che immaginava potessero trasmettersi da cuore a cuore, come se potesse esistere una comunicazione che viaggiasse silenziosa e arrivasse lì dove doveva arrivare. Prese un foglio e cominciò a disegnare qualcosa: una casa, il mare, i pesci. Il suo tempo era diventato così, come quel foglio: disponibile. Ci si potevano scrivere delle parole. Qualcuno tentava di scriverne troppe e fare un enorme scarabocchio. Ne fece una barchetta e su un fianco scrisse lei qualcosa

Sii libera di ascoltare il tuo cuore

e avrai vinto

Si imbarcò su un sogno e cominciò a navigare fino a raggiungere la luna. Si sollevo’ lentamente, attraverso’ nuvole e spruzzi di vento. Il sole scivolava dietro l’orizzonte e quei fiori sul balcone seguivano il susseguirsi dei momenti, dei colori, della storia che ogni giorno si rinnova: petali, come raggi dipinti del colore caldo del sole, illuminavano altri petali bianchi, candidi come la luna brillante tra le stelle e tra essi stami e pistilli frementi di vita. Arrivo’ sulla luna Etta, con la sua barchetta di carta e navigo’in un mare in tempesta dove alta si alzava la polvere della sua tristezza. Navigo’, resistette alle intemperie, mentre la barchetta faceva un pieno di tenerezza per portarla nel punto della luna dove qualcuno aveva nascosto la pace del suo cuore. Passarono  i giorni e man mano da lassu’ vedeva I suoi fiori piegarsi e desiderare di morire: anche un petalo bianco era partito per raggiungere la luna e chiedere di raccogliere un granello di roccia lunare per salvare e dare vita perenne al sogno di un fiore. Ma non c’ era piu’ tempo: il sole torno’ a riprendersi il cielo e la luna nascose per sempre I sogni del tempo passato.

Il giorno sorprese Etta riversa sul foglio bianco come un astro brillante, come l’idea di poter navigare cullata dai sogni della sua vita. Accanto giaceva un fiore appassito che aveva concluso la sua storia d’ amore con la luna splendente.

 

¹Quando il sole e la luna, figli di Latona, / essendo uno nel segno dell’Ariete, l’altra in quello della Libra /si trovano sulla linea dell’orizzonte in due punti opposti del cielo/ e si trovano in perfetto equilibrio rispetto allo zenit( ‘l cenìt i’nlibra),/ si sciolgono da quella cintura/ cambiando emisfero, l’uno tramontando e l’altra sorgendo. Dante, Divina Commedia, Paradiso, cantoXXIX, versi 1-6