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“Milan Kundera, nel  suo libro UN INCONTRO, affermava, in netta contrapposizione con il buonsenso, che il passato condivide con il futuro l’insanabile flagello dell’irrealtà. Eppure, proprio questa irrealtà è l’unica che dobbiamo afferrare e possedere, «vivendo nel discorso come pesci nell’acqua». Questa realtà irreale, la chiamiamo esperienza. Ci sforziamo di penetrare attraverso il muro fatto di parole. Paradossalmente, però, quel muro è l’interpretazione.” (la Republica, martedì 10 gennaio 2017, Zygmunt Bauman, DA PRUOST A KATE PERRY, SIAMO FATTI DI PAROLE, pag. 50)

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Un tuffo nel mare della vita e cominciamo a esserci. Nasciamo  e  molliamo le reti della nostra esistenza. Tra le maglie rimarranno impigliate parole, storie, sogni e pensieri di un tempo che è già stato.

CU NASCI TUNNU ‘UN PO’ MORIRI QUATRATU

(chi nasce tondo non può morire quadrato)

TUNNU, cioè tondo. QUATRATU, quadrato. E’ tondo il sole, la luna, la terra, i pianeti e le stelle. Quadrato è un campo che i contadini coltivano, la faccia di un cubo, un tavolo da cucina, una cornice, una foto. TUNNU può essere un uomo che ama fantasticare, che sfugge alle regole pratiche della vita, quindi difficile da capire, ma anche un semplicione. QUATRATU, uno che ama misurare, tracciare progetti, costruire case o capanne, quindi affidabile, impostato secondo i criteri della vita pratica, inquadrato, con i piedi per terra. Gli antichi greci associavano all’idea di quadrato, l’idea di finito, qualcosa che si può misurare, definire, simbolo della capacità dell’uomo di risolvere e dividere. All’idea di tondo, di cerchio, l’idea di infinito, grande ammattitore di tutti i concettiº, quel π che indicava un rapporto tra una circonferenza e il suo diametro  che non smetteva mai di concludere la sua sequenza infinita di numeri. Nella mentalità popolare, il detto siciliano indica la necessità di accettare le differenze tra gli uomini, differenze che esistono e che è inutile cercare di eliminare, se non addirittura dannoso. «Ognuno è ciò che è perché non è tutti gli altri»¹: esistono uomini tunni e uomini quatrati e ognuno muore così com’è nato, con le sue particolari caratteristiche, arricchite dal confronto con gli altri, per diventare passato. Almeno così credevano gli antichi.

CCHIU’ SCURU DI MEZZANOTTI NON PO’ FARI∗

Buio, luce, speranza. MEZZANOTTI, la morte. «Non mancheranno mai motivi lieti o tristi di preoccupazione; la vita si caccerà da una faccenda in un’altra; il tempo libero non sarà mai una realtà, sarà sempre un sogno»², e fino a quando saremo capaci di interpretare i passaggi della nostra vita, costruiremo speranza, luce che si fa spazio tra le difficoltà di ogni giorno. “…il nostro-stare-al mondo è un processo di perpetuo divenire-eterno e infinito”, sempre Bauman, recentemente scomparso, nell’articolo su menzionato, il grande teorico della società liquida, una società, quella che stiamo vivendo, dove si stanno sciogliendo categorie, ruoli e responsabilità; dove si sta sciogliendo anche il nostro legame con il passato e rischiamo di dimenticare di saper nuotare. «Brevissima e ansiosissima è la vita di quelli che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti all’ultima ora, tardi comprendono, disgraziati, di essere stati tanto tempo occupati a non far nulla.»³

º Jorges Luis Borges, Metempsicosi della tartaruga, [pdf]

¹ Felice definizione di IDENTITA’ E DIFFERENZA  di Alberto Giovanni Biuso, professore associato di Filosofia teoretica nel «Dipartimento di Scienze Umanistiche» dell’Università di Catania. Tra le sue numerose pubblicazioni, voglio qui ricordare: La mente temporale, Carocci editore, Roma, 2009; Aiòn. Teoria generale del tempo, Villaggio Maori Edizioni, 2016

² Seneca, La brevità della vita, FABBRI EDITORI, Milano, 1993,pag.91

³ Ibid, pag.85