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-Forza, asinella bella! Oggi è un gran giorno! Vedi quanto siamo eleganti per l’occasione?-

Monsignor Bernardino Re, i canonici e i musicanti arrivarono al porto di Rinella dove li attendeva una folla di fedeli che in processione avrebbero accompagnato il vescovo fino al santuario. C’erano gli asinelli che indossavano una sella rossa e c’era l’asinella di Antonino Divola più elegante delle altre che doveva trasportare, come sempre, il suo caro amico vescovo.

La processione si mosse dal porto di Rinella e già erano previste due soste. La prima davanti la chiesa del paesino portuale dove la banda eseguì un pezzo in onore del santo, san Gaetano, a cui seguì la benedizione di monsignore. Poi, inoltrandosi su per la collina in quella strada abitata da olivi centenari e erbe selvatiche, il corteo arrivò a  Leni dove ancora una volta la banda suonò davanti la chiesa di san Giuseppe. Ancora una preghiera e poi asinelli, uomini, donne, bambini, prelati continuarono il cammino stanchi, sudati ma con il cuore gioioso. E’ sempre così: si può essere riposati, ma soli e tristi e invece ci si può sentire stanchi e puzzare di sudore, ma essere felici.

Ecco che finalmente in lontananza si imponeva la bellezza del santuario che a sua volta aveva visto il corteo e cominciò a far sentire forte il suono delle campane che suonavano a festa, rallegrando tutta la valle. E fiori, e felci, e grossi ceri e lampade a petrolio e il palco davanti la chiesa riccamente addobbato con tovaglie di lino finemente ricamate e ancora fiori profumati appena raccolti tra le ampolline, il calice, il messale e il lezionario.

-Sembra il paradiso!- qualcuno esclamò.

Il vescovo fermò la processione davanti all’antica cappelletta per salutare la Madonnina. Poi proseguì e raggiunse il palco. All’improvviso il silenzio si impadronì di quell’angolo di paradiso e tutti ascoltarono la voce tonante del servo di Dio.

-Eccola la nostra Salina che come una nave  si pone al centro dell’arcipelago e la Madonna del Terzito sta sul ponte di comando!-

La gente si gonfiò di orgoglio e fu ripagata di tutti quei giorni di lavoro e preparativi, mentre arrivava la sera e la valle fu illuminata dalle luci di una fiaccolata che avrebbe così chiuso i festeggiamenti.

 (A fine giornata)