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Quella mattina Assunta percorreva distrattamente la stradina che la portava al cappereto, quando incontrò il pittore, compare Virgilio.

Compare Virgilio non era anziano! Per carità… era anzi un bel giovanotto! Aveva però qualcosa di diverso dagli altri ragazzi, qualcosa che richiedeva un certo rispetto: i suoi modi eleganti, il suo accento acculturato, l’abbigliamento… Sembrava fosse d’obbligo il vossia.

Assunta riprese il suo percorso con più leggerezza: quell’incontro le aveva fatto cominciare proprio bene la giornata, aveva spazzato via ogni segno di malumore che si nascondeva da qualche parte del cuore. Arrivò al cappereto e già le altre ragazze avevano iniziato la raccolta. Anche Vincenzo era lì e appena la vide le corse incontro.

-Ho incontrato il pittore, mi ha detto di andarlo a trovare domani. Vuoi venire con me?-

-Certo che vengo! Però oggi andiamo insieme a Pollara. Anche io ho un appuntamento.-

-Con chi?-

Il cuore le cominciò a battere forte. Che tipo di appuntamento era?

Si incontrarono nel tardo pomeriggio al bivio di Pollara e insieme proseguirono a piedi, attraversando la montagna dei Porri dove rocce porose si alternavano a grosse lastre di pietra scura, raccontando del fuoco di una grande eruzione e di un cratere che per metà era scivolato nelle acque del Mediterraneo.

Scesero giù, verso il mare saltando da una roccia a un’altra, da una pianta di cappero a piante selvatiche profumate. La luna, alta nel cielo, era già arrivata all’appuntamento, e, vestita d’azzurro, attendeva paziente di diventare la regina del cielo. Assunta e Vincenzo raggiunsero la spiaggia dai ciottoli caldi che faceva da frangia a un’alta falesia battuta dal mare. Arrivarono in tempo, e si accovacciarono l’uno vicino all’altra a guardare quel sole dapprima giallo che si faceva sempre più rosso, mentre delle nubi curiose gli andavano incontro, segnando delle ombre blu scuro sulla superficie marina. Il silenzio s’impose all’improvviso in quella baia luminosa. Silenzio!

Silenzio! Parla la luce. Il blu insisteva nel cielo, mentre il giallo, ancora ammaliato dalle lusinghe del giorno, incontrava le nubi e le colorava d’arancio e di rosa. Il rosso intervenne a placare i colori, e il cielo, grande volta del mondo, fu dipinto descrivendo i tumulti dell’anima.

-Quale maestro può essere più bravo di Gesù che ci ha regalato così tanto. Mi sento scoppiare il cuore! Tutto questo non ci entra dentro il mio piccolo petto.-

Vincenzo l’abbracciò forte a sé e un raggio di luce li avvolse.

-Io voglio andare via. Voglio trovare un posto dove il sole tramonta da una parte e sorge da un’altra quasi contemporaneamente. Deve esserci da qualche parte un posto così, dove il giro che il sole deve fare è più corto e la vita non ha più tempo…-

            Lo spettacolo del tramonto si concluse e i due giovani tornarono a casa, pensierosi, sconvolti da tanta bellezza. Assunta trascorse la notte pensando a un giorno senza la notte. E la luna, le stelle, il sonno, i sogni… dove andavano a finire?

C’era nel desiderio di Vincenzo qualcosa di folle, difficile da pensare. Un posto dove il sole sorge e tramonta contemporaneamente! Come morire e rinascere nello stesso momento, senza mai conoscere altro che il trascorrere del tempo da vivi, da svegli; senza mai scoprire cosa c’è dopo; senza mai guardarsi protagonisti di una fantasia notturna. Vegliare sempre, senza la gioia di chiudere gli occhi per abbandonarsi al sonno. Senza la gioia della speranza che ti regala un bel sogno. No, non era possibile! Pensò che Vincenzo stesse delirando e immaginò di vederlo appeso a un raggio di luce arancione mentre si faceva trasportare lontano dove i colori del tramonto si mischiavano per poi scomparire con loro in un grande bagliore di luce bianchissima. Si addormentò. Si risvegliò la mattina dopo, sulle note dell’orologio della chiesa e si preparò per andare a trovare compare pittore.

∗Paolina Campo, A fine giornata, A&B, Acireale, 2015, pag. 25