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…Ursula si chiedeva se non era forse meglio sdraiarsi una buona volta nella tomba e che le gettassero sopra la terra, e chiedeva a Dio, senza timore, se credeva davvero che la gente fosse fatta di ferro per potere sopportare tante pene e mortificazioni; e chiedendo e chiedendo andava attizzando la sua stessa esacerbazione, e sentiva un’irreprimibile voglia di lasciarsi andare a imprecare come un forestiero, e di concedersi finalmente un istante di ribellione, l’istante tante volte anelato e tante volte rimandato di mettersi la rassegnazione nei fondelli, e mandare una buona volta tutto in merda, e togliersi dal cuore le infinite montagne di parolacce che aveva dovuto trangugiare in tutto un secolo di sopportazione… (Gabriel Garcìa Marquez, Cent’anni di solitudine, Oscar Mondadori, Milano, 2015, pag.224)

…Qualche ora dopo, Françoise poté per l’ultima volta, e senza che ne soffrissero, pettinarle i bei capelli che ingrigivano appena ed erano parsi, fino a quel momento, meno anziani di lei. Adesso, invece, erano i soli ad imporre la corona della vecchiaia a un viso ridiventato giovane, dal quale erano scomparse la mollezze, le rughe, le contrazioni, le pesantezze, le tensioni aggiunte, in tanti anni, dalla sofferenza. Come ai tempi lontani in cui i suoi genitori le avevano scelto uno sposo, la purezza e la sottomissione segnavano il contorno delicato dei suoi lineamenti, le guance brillavano d’una casta speranza, d’un sogno di felicità, persino d’un’innocente allegria che gli anni, gradatamente, avevano distrutti. La vita, andandosene, aveva portato con sé le disillusioni della vita… (Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto-La parte di Guermantes, Oscar Mondadori, Milano, 2011, pag.416)

…….                                                                                                                                                                           IL MIETITORE, aggrappato alle sbarre.  – Pecoraio, pecoraio Aligi,  – ti piace alle tue sposalizie tenerti la pecora marcia,  -la pecoraccia scabbiosa?  -Bada che non t’infetti il tuo branco,-e a mòglieta non dia contagione.   -Candia della Leonessa,  -sai tu chi ricetti in tua casa  – con la tua nuora novella?  – La figlia di Iorio, la figlia -del mago di Codra alle Farne, – bagascia di fratta e di bosco, -putta di fenile e di stabbio, – Mila, intendi?, Mila di Codra, -la svergognata che fece -da bandiera a tutte le biche. (Gabriele D’Annunzio, La figlia di Iorio, Garzanti Editore, 1995, pag.64)

«La prima rata all’inizio della gestazione, la seconda al quinto mese, la terza alla consegna…»………..Rimasi alle sue spalle, le guardai le natiche, i fianchi, come si guarda un animale. Non era fatta male, aveva muscoli lunghi, caviglie sottili. Non aveva nessun difetto fisico, nessuna anomalia. Era neutra…ecco cos’era. Non era allegra e non era triste, non era bella ma nemmeno brutta, non aveva un gran calore umano ma non era scostante…era una di quelle creature indefinite che non lasciano segno, un’agnella nel gregge. Era scomparsa da tre secondi e già non conservavo alcun ricordo di lei. Andava bene…anzi, forse era perfetta perché non era nessuno. Era la signora nessuno. Il cerchio disegnato sulla carta.  (Margaret Mazzantini, Venuto al mondo, Mondadori, Milano, 2008, pag. 231-233)

Donne.

Affaticata ma forte, Ursula, matriarca della famiglia Buendìa, vivrà fino all’età di 115-122 anni, dimostrando sempre una grande forza d’animo, lavorando tanto, sopportando tutto quello che la sua lunga vita le proponeva con estrema determinazione,  reprimendo ogni forma di ribellione per salvaguardare, con il silenzio, gli equilibri di una famiglia già difficile, complicata e pesantemente numerosa. Ma non si stancava di nulla Ursula, tranne che di quella lunga vita che le era toccata di vivere e che fino alla fine la costringeva ad accusare i colpi di situazioni e vicende sempre difficili e complicate.

Poi c’è lei, la nonna dell’elegante Marcel. Donna descritta da Proust con grande tenerezza, che ha vissuto la sua vita appassionandosi alla lettura, come se tra le pagine dei suoi amati libri riuscisse a trovare il rifugio di quella grazia e di quella semplicità che le era difficile anche solo percepire nei salotti della buona società francese. Come se, leggendo, desse voce a una ribellione sopita da sempre per avere accettato nella vita di seguire una strada che non era quella segnata dai suoi sogni. Una vita che si concentra tutta in quell’attimo di morte, dove la nonna sembra tornare fanciulla.

Ma eccola Mila, la giovane Mila che ha una grande colpa: quella di essere figlia di un mago. Vittima di pregiudizi, sente pesantemente il peso di colpe ataviche che lievitano all’interno di comunità povere e arretrate. Allora lei, la figlio di Iorio il mago di Codra alle Farne, subisce ingiurie e persecuzioni perché ritenuta una strega malefica. Come può liberarsi da questo infame fardello? Accusandosi di essere davvero una strega, sacrificando sé stessa al fuoco purificatore, che le farà gridare la fiamma è bella. Salverà l’uomo che ama e da vittima si trasformerà in eroina.

Tereza e Gemma, due donne che della gravidanza, del modo tutto speciale di essere madre, hanno due esperienze tristi e diverse. Tereza, sfatta e sciupata, è una macchina per fare soldi. Dopo avere studiato ingegneria, cade nelle grinfie di un uomo che su di lei aveva costruito il suo business più proficuo. Gemma, invece, non può avere figli dall’uomo che ama e, dopo varie difficoltà incontrate per adottare un bambino, opta per un utero in affitto: è solo una questione di soldi, con i soldi si può fare tutto.Ossessionata dal desiderio di essere madre, diventa cinica e anche lei guarda Tereza come una macchina, una sforna bambini. Ma un brivido le percorre la schiena quando si accorge di come il marito di Tereza pregusta il guadagno, sfregandosi le mani sui pantaloni, visibilmente soddisfatto di avere concluso l’affare.

Donne.

Forza, determinazione, sacrificio, dolore. Gioia, tenerezza, amore, perseveranza. Pennellate a tinte sgargianti di chi nella vita combatte, cade e si rialza. Tratti disegnati su una grande tela di chi sente quel brivido lungo la schiena, sente l’umiliazione, la rabbia di pregiudizi, soprusi,  discriminazioni che si sono stratificati e che riemergono inesorabili anche quando si crede di essere amate e che abbia un senso la bellezza e la tenerezza di essere donna; soprattutto quando una donna decide di sciogliere i nodi di un amore malato.                                       dipinto2