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etna

Gibel Utlamat, Mongibello, Etna. ‘A Muntagna.  Fuoco, aria e terra la cui eccezionale fertilità veniva attribuita dagli antichi alla cenere e alla lava distruttrici. Vita, morte e poi ancora vita. Nel suo cratere Cerere accese una torcia per illuminare i sentieri lungo i quali, disperata, vagava alla ricerca di Proserpina, sua figlia, rapita alle pendici del vulcano dal tenebroso Plutone. Storie, leggende che come nuvole leggere avvolgono e corteggiano questo miracolo della natura. Nel suo cratere cadde o si gettò il filosofo agrigentino, Empedocle, che identificò l’organo del’intelligenza con il sangue, rosso come lava, e pensava che lì scorresse il pensiero; e nella lotta tra Amore e Odio vide la continua aggregazione e disgregazione di fuoco, aria, acqua, terra. Cadde o si gettò? Uomo di vastissima cultura, si dice si fosse avvicinato troppo al cratere. Sapere implica curiosità, il desiderio della scoperta è accompagnato da innumerevoli domande e il vulcano che riusciva mirabilmente a mescolare i quattro elementi originari, rhizòmata, radici, attirò a sé quella fonte inesauribile di scienza, di domande, fino a inghiottirlo e con uno sbuffo ne restituì solo un sandalo.

Ma un altro calzare scivolò lungo un pendio dell’Etna, questa volta una scarpetta regale. Secondo un’antichissima leggenda, era scritto nel libro del destino che la siciliana Bronte finisse nelle mani degli inglesi. Si racconta che alla morte della regina Elisabetta I, il suo corpo era stato preso da una schiera di diavoli e condotto, attraverso la Manica e la Francia, in Italia e infine in Sicilia, dove sarebbe finito nel cratere dell’Etna. Nel precipitare, dal piede della regina si sarebbe staccata una scarpetta finita, rotolando, nei pressi di Bronte. La favola racconta che l’ammiraglio Horatio Nelson, al momento di ricevere l’investitura di duca della Ducea siciliana nel Palazzo Reale di Palermo, fu avvicinato da una misteriosa signora che gli donò un cofanetto dentro il quale vi era la scarpetta della regina. Nelson regalò la scarpetta alla sua amante, gesto non gradito alla misteriosa signora che, poco prima della battaglia di Trafalgar, sarebbe di nuovo riapparsa all’ammiraglio per rimproverargli il cattivo gesto e annunciargli la sua prossima fine.

“La vita, la morte e poi ancora la vita… Fitti boschi dove tra alberi altissimi corrono liberi gruppi di cinghiali e poi all’improvviso la lava nera che inesorabilmente copre tutto e da cui furtivamente fa capolino un’erbetta, un albero, simile a un condannato a morte a cui è stata concessa la grazia, simile a un bimbo che con forza nasce dalle viscere della madre.” (P. Campo, Vi racconto una storia, Bonanno, Acireale, 2009, pag.24)