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-Ancora una volta, per molti si affacciava all’orizzonte lo spettro dell’emigrazione. Ancora una volta tanti si videro costretti a lasciare le proprie terre, le proprie case.

Lasciarle, abbandonarle…

Incerto era il ritorno, come incerto e difficile sarebbe stato l’inserimento in una terra così lontana di cui spesso si aveva solo il resoconto dei pochi che erano tornati.

Lasciarle, abbandonarle…

No, non potevano abbandonare ciò per cui avevano vissuto fino ad allora senza nessun nuovo padrone. I santi e la Madonna sarebbero stati i nuovi proprietari….L’abbandono si vestiva di sacro…i parroci erano i primi responsabili. Essi affidavano la gestione delle terre e delle case a dei tesorieri. I coloni, che coltivavano i campi…consegnavano il raccolto ai tesorieri. Questi, dalla vendita dei prodotti della “terra dei santi e della Madonna”, ricavavano denaro destinato a opere ecclesiastiche: rifare la facciata di una chiesa, comprare dei candelabri nuovi…-

Così scrivevo su L’uomo di scalo Galera, pubblicato nel 2012 per Bonanno editore, Acireale.

L’affidamento alla Madonna o ai santi conferiva un significato importante ai beni lasciati nel periodo della grande emigrazione che si verificò nel secondo dopoguerra. Importante, come importante e grande era l’affetto che la gente nutriva per i luoghi da cui doveva necessariamente partire. I santi e la Madonna avrebbero vegliato con altrettanto amore quelle terre, quei beni fino al ritorno dei legittimi proprietari. Capitò, troppo spesso, che il ritorno non si verificava o i tempi erano così lunghi che la gente poteva tornare solo dopo tanti anni alla propria isola. Per molti ad attenderli fu la delusione e l’amarezza di non trovare più le loro case e i loro terreni. La Madonna e i santi li avevano traditi? No, di certo! Ma spesso qualcuno aveva aguzzato l’ingegno e, forte di una legge sbrigativa e truffaldina (come tante purtroppo ne abbiamo), divenne titolare di beni, passaggi e quant’altro come se si fosse i veri proprietari, calpestando anni di sacrifici e i sogni di gente che mai avrebbe voluto vedere cancellati il proprio passato e i propri affetti scritti su quei beni.

La legge diventava così schiaffo morale, delusione, amarezza per avere riposto fiducia in qualcuno che, in mala fede, stava tramando alle spalle di chi non c’era a custodire qualcosa il cui ricordo aveva conservato per sempre nel cuore. Le cose a cui teniamo raccontano la nostra storia. Anche le pietre che ci hanno visto piangere, gioire, faticare, rinunciare, crescere e sognare non vorrebbero mai essere sporcate dall’arroganza, dall’ignoranza, dall’umiliazione di un atto che viene vissuto come una prepotenza, un sopruso. Anche se siglato da una strana e ingiusta legge.