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8 luglio 2015. Sono le 17:30. Devo correre a Santa Marina, in biblioteca. Alberto Mazzone, collaboratore volontario del Comune, mi aspetta. Lo trovo sul corso a distribuire ancora volantini per invitare la gente ad ascoltare Paolina Campo. Mi fotografa davanti alla locandina che ha preparato all’ingresso della biblioteca. Penso:-non ha trascurato nulla, è proprio appassionato a quello che fa.-

Corro in sala e mi preparo: metto i cavetti al computer e al proiettore e spero di avere fatto un buon lavoro. Comincia a entrare la gente. Mi intrattengo piacevolmente con le prime persone che hanno accolto l’invito, mentre Alberto ancora è sul corso.

-E’ alla sua prima esperienza?-

-Vive sull’isola?-

-Da quanto tempo scrive?-

Faccio anche io qualche domanda.

-Siete qui in vacanza?-

-Conoscete già Alberto?-

Ma eccolo che arriva. Si comincia.  Presentazione libri Paolina Campo

Il grande protagonista dei miei libri è il mare e le storie che racconto hanno il sapore salmastro di onde che vanno e vengono ora delicatamente, ora impetuose.

Sono nata a Palermo, per caso. Sì , perché già da qualche anno mio padre era stato trasferito a Salina dove lavorava per conto di una società elettrica. Sull’isola portò mia madre e lì coltivarono il sogno di mettere su una grande famiglia. Decisero comunque di farmi nascere nella loro città d’origine e, dopo appena un mese, tornarono con il loro fagotto che strillava notte e giorno. Ho vissuto la mia infanzia tra lucertole e grilli color smeraldo, fino a quando ci trasferimmo a Palermo. Avevo dodici anni e la città mi sembrava così grande! Seguii i miei studi al liceo scientifico e poi alla facoltà di filosofia, trascorrendo le vacanze estive sempre a Salina dove conobbi mio marito, catanese. Quando mi chiedono se mi sento più eoliana, palermitana o catanese, non ho assolutamente dubbi nel rispondere che sono siciliana, figlia di un mare che racconta storie e diventa specchio di un cielo dai colori vivaci e cangianti, come vivaci e cangianti sono i paesaggi che mi hanno vista crescere.Nelle case dei contadini e dei pescatori sentivamo il calore di antiche tradizioni che si traducevano in amicizia e affetto soprattutto quando, dai più grandi ai più piccoli si era coinvolti in certe attività domestiche come ad esempio fare il pane in casa. In inverno trascorrevamo il tempo a casa, a studiare, o nelle case delle comari davanti al fuoco delle cucine dalle belle mattonelle azzurre che ricordavano tanto il mare che in quel periodo era in tempesta. Poi arrivava la bella stagione e si tornava a correre e giocare in giardino e iniziava la raccolta dei capperi.

Palermo, Catania e ancora Salina in una serie di immagini, ricordi, riflessioni, descrizioni di miti e tradizioni popolari che si susseguono, come diapositive di una vita dedita ai valori della famiglia ma che cerca uno spazio dove potere sempre fantasticare e trovare finalmente se stessa.

Nostalgia? Desiderio di ripercorrere ancora quei luoghi? Desiderio di appassionarsi al presente come al passato? Non so, certo è che ogni cosa che mi circonda, ieri, oggi, domani, mi parla, mi tende una mano. Ogni volto nuovo comincia a imprimere nella mia storia la sua storia e nulla mi può essere estraneo.

Alla fine Alberto mi dice:-Sei contenta? Io si!-

Certo che ero contenta! Avevo avuto un pubblico attento alle mie storie, cosa potevo volere di più!

Antonio Brundu, responsabile culturale della Biblioteca Comunale di Malfa e mio sapiente mentore, mi aspetta per tornare a Malfa mentre un sole splendido si mostra al tramonto.8 luglio 2015 035