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20150608_182638Chi é stato bambino negli anni ’60, credo non abbia avuto il problema di essere vegetariano o onnivoro a giorni alterni, né di avere a disposizione merendine al cioccolato, patatine al formaggio e al ketchup o pizzette estemporenee con wurstel. Il massimo della sciccheria alimentare era il latte condensato da spalmare su una fetta di pane o i formaggini di “Susanna tutta panna”.

Ci si sedeva a tavola tutti insieme e tutti insieme ci si alzava. Capitava che un boccone, a volte non gradito, passava da una parte all’altra della bocca, mentre lo sguardo passava dal piatto che sembrava lievitare, agli occhi del padre che lanciava severe intimazioni di finire quella pietanza, pena non alzarsi più dalla sedia. I nostri genitori, reduci da periodi in cui i pasti disponibili erano limitati e lontani erano anche i sogni di leccornie, si portavano dietro quella sofferenza e mai avrebbero potuto sopportare che un alimento venisse sottoposto al disgusto di bambini viziati. Viziati?

Era quasi una consuetudine trovarsi davanti un piatto di verdure o legumi fumanti e “affollati”. Allora gli occhi si illanguidivano, tristi e allibiti.
-Perché non mangi? –
-Ci sono degli animaletti! –
-Dove? Io non li vedo. Mangia! –
Certo, non era una bella situazione. Ma finire in tribunale perché il giudice decida cosa un bambino deve mangiare, mi sembra più grave.