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Una cosa mi è sempre piaciuto fare: ascoltare.

Ascoltare il vento dolce della primavera che accarezza leggero le prime gemme; e quello impetuoso e violento dell’inverno che passa superbo tra i rami degli alberi vinti da quella forza rabbiosa e regale.

Ascoltare all’alba il risveglio degli uccelli e dei galli e le voci delle donne che per prime salutano il giorno e i loro uomini che si apprestano a raggiungere i campi.

Ascoltare, e ascoltare ancora, il mare le cui onde fluiscono come i ricordi del passato. Memorie che inteneriscono i cuori di chi sente il grido di dolore di tutti coloro che tra quelle onde hanno trovato la morte e i cui ricordi sono custoditi sotto la lastra di blu cobalto.

Cuori che non si vogliono più indignare.